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LA STORIA DI SUMORO H.
Sumoro, scende dall'auto, sposta i bastoni e ci apre il traballante cancello in lamiera che chiude la missione cattolica di Shelallà, piccolo villaggio dell'Etiopia del sud, ripetendo nuovamente gesti compiuti migliaia di volte nei 16 anni durante i quali vi ha lavorato come guardiano, guadagnando 5 euro al mese. In quei 16 anni non ha mai nemmeno sperato di poter essere, un giorno, su una delle auto che si allontanava dal paesino.
Sumoro dovrebbe avere 42 anni ma sorride quando dice di "non ricordarsi bene".
Come non ricorda bene quando si è sposato con una ragazza originaria di una località distante 20 km da Shelallà, ma è stato comunque 10 figli fa.
Non può invece dimenticare la commozione e la confusione di quando ha lasciato per la prima volta il suo villaggio natio, per seguire un corso di apicoltura nella capitale Addis Abeba, a 250 km di distanza. Era cinque anni fa: "non ero nemmeno in grado di tornare a casa da solo, dovevo sempre essere accompagnato".
E vive ancora come un sogno il suo viaggio in Italia dell'anno scorso, dice che "se ci ripensa non è sicuro che sia veramente accaduto".
Un altro momento che ricorda molto bene è quando ha perso il giovane papà: aveva circa 12 anni, frequentava la quinta elementare ed era il maggiore di due fratelli. Forzato a lasciare la scuola ha dovuto mettersi a lavorare per aiutare la madre e pagare l'istruzione del fratello più piccolo. Prima piccoli lavoretti alla giornata, poi finalmente l'occupazione che lo impegnerà per gran parte della sua vita. Un lavoro dignitoso ma non certo sufficiente per mantenere una famiglia.
Sumoro quindi “riscopre” gli insegnamenti del padre che, oltre a coltivare i campi, faceva l'apicoltore, mestiere che in Africa significava e ancora oggi significa, un lavoro duro, pericoloso, difficile e poco retribuito.
Il miele in Etiopia è molto apprezzato sia come alimento sia per la preparazione di un idromele locale, il tejj, parte integrante della tradizione di questo popolo, ma il miele raccolto da Sumoro, dai kafò, le arnie tradizionali difficili da maneggiare, era mescolato alla cera, alle api morte, sporco e con un valore di mercato bassissimo, venduto localmente in buste di plastica o in contenitori riciclati.
Oggi, invece, Sumoro ha assunto una posizione di rispetto a Shelallà, fa parte di un tribunale civile che giudica le cause al di sotto dei 25 euro, è l'apicoltore più all'avanguardia ed il viaggio in Italia gli ha conferito un'inaspettata notorietà e importanza. Il suo miele viene venduto ad Addis Abeba per un valore 4 volte più alto, dentro barattoli riciclati che, con grande difficoltà, reperisce e pulisce lui stesso.
Brillano gli occhi nerissimi di Sumoro quando rievoca il momento che ha cambiato la sua vita: un casuale ma quasi miracoloso incontro con alcuni volontari con il “pallino” dell'Africa: Celso e la dottoressa Stefania, che non solo hanno salvato la vita ad uno dei suoi figli, colpito dal calcio di un asino ma vedendolo poi “trafficare” con un'arnia tradizionale capiscono subito di avere di fronte una risorsa nascosta e non sfruttata su cui puntare per il loro progetto di sviluppo dell'apicoltura locale. E la scommessa la vincono tutti.
Sumoro adesso lavora con arnie moderne, il suo miele è profumato, saporito e pulito, produce e vende preziosa cera ed è a capo di un gruppo di apicoltori che vuole seguire il suo esempio ed insieme hanno costituito un'associazione. Ed è orgoglioso di aver dimostrato che nella vita si può fare qualcosa anche senza avere studiato.
apicoltori a Bra
la smielatura
Celso ha visto il suo progetto crescere all'interno della comunità e diventare un piccolo motore di sviluppo; ha consentito a Sumoro di venire in Italia per permettergli di migliorare le proprie tecniche e per poter scambiare le sue esperienze con quelle di altri apicoltori, sta estendendo l'esperimento a comunità vicine e soprattutto può ostentare con orgoglio i barattoli color oro del “loro” miele.
Sumoro parla con voce tranquilla e profonda, tiene in mano un manuale di apicoltura e trasmette serenità. Dice di "non essere ricco ma di poter finalmente mantenere in modo dignitoso la famiglia", tutti i suoi figli infatti studiano, ha potuto costruire una nuova casa per sé ed una per sua mamma e più avanti forse potrà anche permettersi l'elettricità. Sua moglie continua a distillare una grappa ottenuta dal mais (arakè) ma non è più una necessità come prima e tre dei suoi figli, due maschi ed una femmina stanno seguendo le sue orme di apicoltore “moderno”.
Prima di accoglierci nel cuore della sua famiglia, ci mostra ancora orgoglioso parte del suo apiario, le arnie dietro casa, un “prezioso patrimonio” che accudisce con amore e dedizione.
Ci congediamo infine dalla calda ospitalità della sua capanna, elegantemente rivestita di fogli di giornale, accolti dalla notte africana con una fresca sensazione di serenità.