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IL FARMACO COME ELEMENTO DI SVILUPPO
Per capire l'importanza del farmaco, come elemento cardine nella sanità del bestiame, in un ambiente pastorale, bisogna abbandonare il binomio al quale siamo abituati 'operatore sanitario-cura'. I pastori, soprattutto quelli non stanziali, che vivono in zone aride e semi-aride sono ormai abituati da generazioni, ad occuparsi personalmente della salute dei propri animali poiché per diversi motivi non hanno accesso, se non i casi sporadici, ad alcun tipo di servizio di assistenza sanitaria.
Fino a qualche decennio fa, la medicina tradizionale (etnoveterinaria) ha rappresentato il principale rimedio per le malattie del bestiame, per cui era facile e in molti casi lo è ancora, imbattersi in animali con la pelle solcata da profonde bruciature (stimolazione del sistema immunitario) o trovare nei mercati locali misteriosi sacchettini contenenti erbe e medicamenti o ancora pietre portatrici di particolari benefici. Con l'aumentare dei contatti tra le comunità pastorali e il 'mondo sviluppato', spesso rappresentato dalle agenzie di cooperazione, il farmaco 'moderno' ha iniziato a fare la sua comparsa, sia per la cura sia per la prevenzione (profilassi vaccinali) delle principali patologie presenti sul territorio, garantendo il miglioramento delle produzioni e consentendo l'accesso agli scambi internazionali a fasce di popolazione normalmente marginalizzate.
L'utilizzo di questo importante strumento di sviluppo deve però fare i conti con un ambiente socio-economico estremamente particolare, nel quale il rischio di creare squilibri è molto elevato e ogni progetto che abbia la sanità animale come principale obiettivo, prima di fornire prodotti normalmente non reperibili sul territorio, deve preoccuparsi di alcuni elementi fondamentali: la presenza di personale sanitario competente, i costi adeguati alle possibilità dei pastori, la continuità nella distribuzione una volta terminato il progetto (sostenibilità) ed infine anche la concorrenza con altri prodotti di più facile reperibilità locale ma di qualità decisamente inferiore.
In un'ottica di sviluppo della sanità animale, in aree remote, il farmaco è sicuramente uno degli elementi cardine ma non può adire ad una propria sostenibilità senza un adeguato sostegno che deve essere fornito da un lato dalla presenza di personale, appositamente istruito nel suo utilizzo e che sia parte integrante della comunità stessa (Community-based Animal Health Worker) e dall'altro da un circuito di distribuzione e di vendita che ne garantisca il continuo sostentamento.
Il Comitato Collaborazione Medica, nella Regione dell'Ogaden, in Etiopia, ha lavorato e tuttora si occupa anche di questo settore, cercando di rispettare tutte le componenti in gioco. Opera nel settore della formazione con lo scopo di creare personale locale, scelto dalla comunità stessa, e per migliorare le capacità di quello già esistente, cerca di realizzare un meccansimo virtuoso di prestazione sanitaria e distribuzione del farmaco tra allevatori e professionisti ed ha anche costruito piccole strutture locali (vet post), con tecnologie appropriate, di supporto ai servizi veterinari.
I notevoli vantaggi che farmaci di buona qualità, usati correttamente, sono in grado di portare ad una società rurale, non possono giustificare però, una sostituzione in toto delle pratiche tradizionali che nascono da secoli di esperienze di vita condivisa con gli animali e con l'ambiente circostante. L'approccio, per uno sviluppo sostenibile, deve essere necessariamente olistico, che punti ad una valorizzazione delle conoscenze tradizionali con una giusta compenetrazione dell'elemento 'nuovo', ovvero il farmaco moderno.