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Il farmaco come elemento di sviluppo

La sanità animale nelle comunità pastorali: farmaci, personale di comunità e conoscenze tradizionali.

Per capire l’importanza del farmaco come elemento cardine nella sanità del bestiame in un ambiente pastorale bisogna abbandonare il binomio a cui siamo abituati “operatore sanitario-cura”. I pastori, soprattutto quelli non stanziali delle zone aride e semi-aride, sono abituati da generazioni a occuparsi personalmente della salute dei propri animali, perché non hanno accesso, se non sporadicamente, a servizi di assistenza.

Con l’aumento dei contatti tra le comunità pastorali e le agenzie di cooperazione, il farmaco “moderno” è comparso sia per la cura sia per la prevenzione, migliorando le produzioni e aprendo gli scambi a fasce di popolazione marginalizzate. Ma ogni progetto di sanità animale deve prima garantire personale competente, costi adeguati alle possibilità dei pastori, continuità della distribuzione dopo la fine del progetto e attenzione alla concorrenza di prodotti locali di qualità inferiore.

Il farmaco non può essere sostenibile senza personale formato che faccia parte della comunità stessa (Community-based Animal Health Worker) e senza un circuito di distribuzione e vendita. Il Comitato Collaborazione Medica, nella regione dell’Ogaden in Etiopia, ha lavorato proprio in questa direzione: formazione di personale locale scelto dalla comunità, un meccanismo virtuoso tra allevatori e professionisti, piccole strutture locali (vet post) a supporto dei servizi veterinari.

I vantaggi di farmaci di buona qualità, usati correttamente, non giustificano però la sostituzione in toto delle pratiche tradizionali, nate da secoli di vita condivisa con gli animali e con l’ambiente. Per uno sviluppo sostenibile l’approccio deve essere olistico: valorizzare le conoscenze tradizionali e integrarvi con equilibrio l’elemento nuovo.

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