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La storia di Sumoro H.

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Da guardiano di una missione a apicoltore all'avanguardia: una storia dall'Etiopia del sud.

Sumoro scende dall’auto, sposta i bastoni e apre il traballante cancello in lamiera della missione cattolica di Shelallà, piccolo villaggio dell’Etiopia del sud, ripetendo gesti compiuti migliaia di volte nei 16 anni in cui vi ha lavorato come guardiano, guadagnando 5 euro al mese.

Ha perso il padre a dodici anni ed è stato costretto a lasciare la scuola. Anni dopo “riscopre” gli insegnamenti del padre, che oltre a coltivare i campi faceva l’apicoltore: un lavoro duro, pericoloso e poco retribuito. Il miele raccolto dai kafò, le arnie tradizionali, era mescolato alla cera e alle api morte e valeva pochissimo.

Poi l’incontro con alcuni volontari con il “pallino” dell’Africa, Celso e la dottoressa Stefania: vedendolo “trafficare” con un’arnia tradizionale capiscono di avere davanti una risorsa su cui puntare per il loro progetto di sviluppo dell’apicoltura locale. Un corso ad Addis Abeba, poi un viaggio in Italia per scambiare esperienze con altri apicoltori.

Oggi Sumoro lavora con arnie moderne, il suo miele è profumato e pulito, viene venduto ad Addis Abeba a un prezzo quattro volte più alto, produce e vende cera ed è a capo di un gruppo di apicoltori riuniti in associazione. Tutti i suoi figli studiano e tre di loro seguono le sue orme. È orgoglioso di aver dimostrato che nella vita si può fare qualcosa anche senza aver studiato.

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